Le piccole attività quotidiane che possono allungare la vita negli anziani malati di cancro

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Le piccole attività quotidiane che possono allungare la vita negli anziani malati di cancro

Mantenere il più possibile attive le attività base della vita quotidiana può essere determinante nell’allungare le prospettive di vita di pazienti onologici anziani. Lo ha confermato la Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) a seguito del monitoraggio di oltre 400 anziani affetti da tumore del sangue, ecco i consigli.

Quasi sempre gli studi clinici arruolano pazienti di età relativamente giovane, o quantomeno tendono ad escludere pazienti con più di 75 anni di età. Questo perché spesso le loro fragili condizioni di salute, aggravate magari da altre patologie, renderebbero difficile l’interpretazione dei risultati.

Di fatto i dati sugli effetti collaterali delle cure oncologiche sono scarsi per quel che riguarda gli anziani e spesso si sottovalutano le pesanti inabilità quotidiane a cui tali pazienti possono andare incontro.

Le attività quotidiane che rendono “vivo” il paziente

Fare il bagno, vestirsi, mettersi a letto da soli ed alazarsi, mangiare, etc.. sono tutta una serie di attività quotidiane che diamo per scontate. A queste si aggiungono anche le capacità di maneggiare oggetti utili che ci permettono ad esempio di cucinare, pulire casa, guidare, pagare, etc..

Spesso persone con oltre 75 anni di età sono in grado di fare tutto in modo normale fino a quando non entrano in cura oncologica. Effetti collaterali che per un paziente più giovane potrebbero essere fastidiosi per un paziente anziano potrebbero essere debilitanti. Trovarsi di colpo a non poter più essere autonomi diventa di per sé una causa di peggioramento del quadro clinico.

Attività quotidiane e sopravvivenza: lo studio

Un gruppo di ricercatori della Società Americana di Oncologia Clinica, operanti presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston, ha studiato come la capacità di svolgere delle attività quotidiane potesse essere positivamente collegata sia alla sopravvivenza, sia alla migliore aderenza alle cure mediche. Ad essere stati presi in esame sono stati pazienti affetti da tumore del sangue di età pari o superiore a 75 anni. 

Sono stati monitorati due gruppi di pazienti, uno di oltre 450 e l’altro di oltre 300. In totale quasi 800 pazienti con età superiore ai 75 anni.

I risultati hanno confermato che chi riusciva a mantenere una buona indipendenza nelle attività quotidiane aveva una prospettiva di vita più lunga oltre che faceva meno ricorso al pronto soccorso.

Gli esperti sottolineano come a queste età possono esserci più fattori ad influenzare l’indipendenza dell’anziano e quindi chi riusciva ad essere indipendente nonostante le cure forse era “invecchiato meglio” di altri da più punti di vista. Tenuto conto di questi aspetti i ricercatori hanno comunque verificato l’importanza di fare una valutazione geriatrica generale dell’anziano prima di sottoporlo alle cure.A queste età preservare il più possibile la sua capacità di svolgere attività quotidiane potrebbe avere un valore terapautico pari se non a volte superiore rispetto agli stessi farmaci antitumorali.

Fonti:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jgs.15835

Andrea Pensotti
Andrea Pensotti
Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e dottorando presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma.