Andare in letargo per sconfiggere i tumori più aggressivi

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Andare in letargo per sconfiggere i tumori più aggressivi

Un gruppo di ricercatori coordinato dall’italiano prof. Matteo Cerri, dell’Università di Bologna, stanno studiando i meccanismi del letargo: forse si possono attivare anche sugli esseri umani e sfruttarne certe caratteristiche a vantaggio della lotta contro i tumori.

Alcune specie animali hanno la caratteristica di andare in letargo durante le stagioni fredde per superare la rigidità del clima e la scarsità di cibo. Durante il letargo infatti tutto il metabolismo si rallenta e così anche le pulsazioni cardiache.

Questa condizione potrebbe comportare anche alcuni benefici per l’uomo: evitare danni cerebrali immediatamente successivi ad attacchi ischemici e rallentare la crescita dei tumori.

Dai viaggi interplanetari alla cura dei tumori

Il team del prof Cerri sta studiando da anni i meccanismi del letargo e la possibilità di attivarli anche nell’uomo. La ragione principale di questi studi è quella di favorire i lunghi viaggi interplanetari: un astronauta in queste condizioni infatti non consumerebbe cibo, non produrrebbe scarti biologici e non sarebbe a rischio di problemi psicologici dovuti alla lunga permanenza in una navicella spaziale.

Queste ricerche infatti sono primariamente finanziate dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Una ricaduta inattesa è quella dei trattamenti oncologici, sono due i benefici che potrebbero derivare dalla letargia:

  • Le cellule tumorali rallenterebbero il loro metabolismo di oltre il 90% e quindi si bloccherebbe la progressione della malattia
  • Le cellule tumorali in questa condizione sarebbero molto più sensibili ai trattamenti

Lo stato dell’arte della ricerca

“Tecnicamente potremmo arrivare ad un’applicazione sull’uomo entro 10 anni o anche prima” ha dichiarato a Saluteuropa il prof Matteo Cerri. Il tutto dipenderà sia dai risultati che si otterranno nelle ricerche sia dai finanziamenti che potranno ottenere.

E’ inoltre importante sottolineare come il letargo sia cosa diversa dalla crioconservazione: non si tratta di congelare i corpi, condizione che inevitabilmente comportarebbe la morte del soggetto, ma di rallentare il metabolismo inducendo nei pazienti una sorta di sonno profondo esattamente come avviene per gli animali in letargo.

Attualmente tale stato può essere generato stimolando il Rafe Pallidus, una speciale porzione del cervello.

Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo il libro di Matteo Cerri “La Cura del Freddo”. (inserire il link al libro: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze/scienze-biologiche/la-cura-del-freddo-matteo-cerri-9788806241933/)

Fonti:

saluteuropa.org

Andrea Pensotti
Andrea Pensotti
Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e dottorando presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma.