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Un fiore per Margherita

Un fiore per Margherita. In questa frase leggo due significati, il primo è un fiore nel ricordo di una bimba di otto anni scomparsa tragicamente e il secondo è la nascita di un’associazione per aiutare i bambini e gli adolescenti traumatizzati dalla perdita di una persona importante nella loro vita.

Ne parliamo con la mamma di Margherita, Camilla Barbieri, fondatrice dell’associazione ci vuole un fiore per Margherita.

Nel 2008 ho perso mia figlia investita da un motociclista sulle strisce pedonali. Margherita aveva un gemello. Fortunatamente si è creato un cerchio di sostegno intorno a noi perché io non ero in condizioni di aiutare mio figlio ad elaborare la perdita”.

Un anno dopo la scomparsa di Margherita, Camilla è entrata a far parte di gruppi di auto-mutuo-aiuto, una rete di sostegno sul lutto dedicata solo agli adulti. Ma il suo bisogno era un aiuto per suo figlio che aveva problematiche importanti legate allo stress post-traumatico. Camilla in questa sua ricerca di aiuto si è resa conto che non vi era nessun altro modo per sostenere il figlio che non fosse la terapia psicologica privata.

Per questo nel 2010 è nata la fondazione ad opera di Camilla e di un gruppo molto ristretto di suoi amici di sempre, prima di tutto per ricordare Margherita, e in seconda battuta, ma non per questo meno importante, lo statuto dell’associazione si propone di occuparsi di sicurezza stradale, di interventi di beneficenza, perché Margherita avrebbe voluto fare la volontaria in missioni umanitarie e di tornare a sorridere dopo un lutto importante.

Nel marzo 2014 hanno aperto un servizio a Milano con il Dott. Spatuzzi chiamato: Tornare a sorridere.

Questo servizio è attivo solo per i bambini o anche per i genitori?

Non si può lavorare solo con i bambini anche perché spesso i casi di lutto più problematico arrivano da famiglie dove sono i genitori stessi ad avere più difficoltà ad affrontare la perdita. Si prende in carico tutto il nucleo familiare.

Gli incontri, al momento, si svolgono presso la casa delle associazioni di piazza Stovani a Milano.

Come si può chiedere il vostro auto?

Abbiamo attivato un numero di servizio: 338 75 97 561. 

Successivamente si accoglie in un colloquio la famiglia o il genitore che fa richiesta in cui spieghiamo tutto quello che facciamo e il tempo che viene loro richiesto. Se accettano dal sabato successivo si prende in carico tutto il nucleo e inizia un percorso in cui i bambini e gli adolescenti frequentano un corso di arteterapia di gruppo tutti i sabati, mentre i genitori lavorano con la psicologa.

Ogni sabato la psicologa vede una famiglia per volta. Di solito i genitori hanno gli incontri con la psicologa una volta al mese, ma in caso di particolari problemi siamo sempre disponibili.

Una cosa che capita spesso con i bimbi che hanno perso un fratello o un genitore, è che loro si sentano sbagliati perché non appartengono più ad una famiglia normale. Nelle famiglie normali la morte non arriva. Quindi il bambino o l’adolescente si sente un po’ come se avesse il dito di Dio puntato addosso. Questo è il motivo per cui i corsi di arteterapia sono di gruppo. Infatti nel gruppo conoscono altri bambini con problematiche simili e si rendono conto che sì, la morte è tragica, ma non ha toccato esclusivamente loro. Infatti spesso pensano di avere qualcosa che non funziona o qualcosa di sbagliato o peggio ancora una colpa.

Con l’arteterapia di gruppo si scambiano sensazioni, emozioni, si crea un posto sicuro, un luogo dove sai di essere compreso perché lì tutti hanno vissuto un’esperienza come la tua.

I sensi di colpa

I sensi di colpa sono una delle prime cose che capitano ai bambini per la perdita di familiari. Lo spiego con un esempio: può capitare di litigare con la mamma perché ha posto dei limiti ai videogiochi. Poi magari la mamma ha un aneurisma nel sonno e il bambino quella sera era andato a letto pensando che fosse cattiva e che non la voleva più. Con gli adolescenti ancora peggio perchè magari hanno pensato di odiare la mamma e di non volerla più avere tra i piedi.

Poi si svegliano la mattina e la mamma non c’è più. E’ ovvio che quello che è successo non dipende da loro, ma nella loro testa non c’è una razionalizzazione dell’evento.

Oppure possono pensare di essere stati cattivi e Dio ha portato via la mamma. Insomma pensano di avere un potere assoluto anche su quello che accade nella vita delle altre persone a seconda dei sentimenti che loro provano. Questo è lo stesso pensiero che dopo il lutto li porta a pensare che se fanno i bravi e si comportano bene la mamma torna. Questo innesca comportamenti post-traumatici che creano il bambino perfetto che poi innesca diversi meccanismi patologici.

Aiutate i bambini anche nel loro rapporto con la scuola?

Si possono avere problematiche con la scuola, i docenti, con i compagni di classe o domande specifiche che i bambini rivolgono al genitore per la prima volta. In quel caso il genitore può chiamare, in qualunque momento, me per un supporto pedagogico o la psicologa per quello emotivo.

Se è il caso andiamo anche a fare colloqui con gli insegnanti di questi bambini o di questi ragazzi. Fortunatamente non è accaduto spesso perché abbiamo trovato docenti preparati ad affrontare anche perdite particolarmente dolorose per i bimbi.

Aiutate anche le insegnanti a supportare un loro studente in difficoltà ?

Si, siamo stati contattati anche da alcune scuole magari perchè l’evento luttuoso è accaduto all’interno della comunità scolastica e i docenti si sentivano in dovere di parlarne con i propri alunni. Siamo andati a scuola facendo sia formazione agli insegnanti che facendo serate di sensibilizzazione con i genitori delle scuole stesse.

Spiegate anche come comportarsi?

Si, il timore più grande delle insegnanti è come rispondere alle domande dei bimbi o come affrontare la paura. Infatti spesso davanti alla perdita di un genitore di un compagno di classe, soprattutto nei bambini piccoli, nasce la paura di poter perdere anche il loro, prendono coscienza che la morte fa parte della vita e, a volte, anche in modo violento e traumatico.

Nel caso della perdita di un compagno, invece, hanno la percezione che si può morire anche da piccoli e iniziano tutta una serie di disturbi da quelli del sonno, a quelli dell’alimentazione, dell’attenzione sui quali si può e si deve intervenire e che vanno monitorati.

Nel caso si lavori con gli insegnanti diamo loro gli strumenti per poter lavorare in classe senza problemi.

Questo servizio è gratuito?

E’ completamente gratuito, non devono neanche iscriversi all’associazione.

La nostra è un‘associazione di volontariato.

Poi ci sono genitori che per affetto o per gratitudine magari fanno una donazione.

Inoltre non c’è un limite di tempo, a seconda dei casi viene deciso quanto il servizio deve durare.

Chi fa parte del vostro team di supporto?

Al momento nel nostro organico abbiamo due arte-terapeute, una psicologa, una pedagoga e uno psicoterapeuta.

Bambini e adolescenti divisi in gruppi di età vengono aiutati con l’arteterapia.

Gli adolescenti quando raggiungono una certa età possono scegliere di fare sedute psicologiche o l’arteterapia.

Mentre i genitori vengono seguiti dalla psicologa con sedute individuali per famiglia.

Ringrazio ed esprimo tutta la mia stima ed ammirazione a Camilla e al suo team in aiuto costante a chi sta vivendo un momento veramente terribile.

Per mettersi in contatto con l’associazione si può scrivere a: info@civuoleunfiore.org o telefonare al  338 75 97 561

Farmacista formulatore
Farmacista formulatore, giornalista

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