Protocollo del dottor Di Carlo: nuovi approcci delle malattie autoimmuni

0
10124
Batteri intestinali e inefficacia di farmaci chemioterapici: c’è un legame?

Abbiamo intervistato il dottor Antonio Di Carlo. Laureato in Chimica e tecnologie farmaceutiche,  ideatore dell’omonimo protocollo, basato sugli alimenti che non permettono all’intestino di permeabilizzarsi.

Dott. Antonio Di Carlo

Dottor Di Carlo  in quali casi può essere utilizzato il suo Protocollo?

Il protocollo in questione può essere utilizzato per il trattamento della psoriasi autoimmune, oltre che nei casi di tiroidite di Hashimoto, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, fibromialgia, artrite reumatoide, morbo di Crohn.

Da quando è stato approvato, sono oltre 7 milioni le persone che lo seguono in tutto il mondo, con tantissimi casi in remissione, con oltre 200 mila testimonianze.

Qual è il principio cardine del Protocollo?

Il mio protocollo si basa sulla cura dell’intestino. Io vado a curare la punta dell’iceberg.

Quali sono i sintomi maggiormente riferiti dai pazienti che segue?

Acufeni, dolori cartilaginei, ai tessuti muscolari, dolori nel muovere gli occhi, rigidità, insonnia, depressione e ansia. 

Cosa lamentano maggiormente le persone che si rivolgono a lei?

Aver perso la possibilità di una vita normale. Un paziente fibromialgico, ad esempio, si sente di non poter esplicare più il suo ruolo di crocerossina cronica, di non poter aiutare gli altri. Ha una soglia del dolore più bassa, un altruismo esagerato, una voglia fortissima di aiutare il prossimo ma non è compreso perché non si vede nulla dall’esterno. Se qualcuno lo osserva dal di fuori appare ben nutrito, con una buona muscolatura ma internamente l’efficienza è minima. La fibromialgia, in particolare, è siero-negativa, quindi il soggetto che deve fare i conti con questa malattia reumatica viene scambiato per un malato immaginario. La famiglia stessa lo scambia per un malato immaginario, finendo nel calderone della psichiatria.

Bene dottore, parliamo dei cibi consentiti nel suo Protocollo

Tra i cibi consentiti nel mio Protocollo, cioè quelli che non permeabilizzano l’intestino, troviamo:  

  • tutti i tipi di carni, rosse o bianche, nonché i salumi, purché senza glutine e lattosio; 
  • i pesci, a patto di usare moderatamente quelli di grossa taglia (es. tonno, pesce spada) a causa dell’elevato contenuto di cadmio, piombo e mercurio;
  • pasta di grano saraceno, riso basmati, 
  • tutte le verdure a foglia verde, 
  • qualsiasi frutto, 
  • farine di riso, grano saraceno, quinoa, amaranto, castagna, mandorla, cocco.

Tra gli altri alimenti permessi: latte di riso, cocco, mandorle; noci, miele, zucchero di canna, uova, ricotta di siero, gallette di riso, patata, olio extravergine d’oliva, burro chiarificato, marmellata biologica senza zuccheri aggiunti, cioccolato.

Quali sono, invece, gli alimenti non consentiti nel Protocollo?

Quelli che permeabilizzano l’intestino, quindi no a farine e fecole, legumi, fatta eccezione per le lenticchie rosse decorticate e le fave, Solanacee (no a pomodori, melanzane, peperoni, patate, peperoncini, bacche di Goji), no a tutti i prodotti a base di caseina, compreso il latte povero di lattosio, niente formaggi e latticini di qualsivoglia specie. Da evitare crusca di grano, bulgur o cous cous, kamut, triticale, farro e spelta, segale, orzo e derivati (malto e tutte le bevande che lo contengono).

Di cosa la ringraziano i suoi pazienti?

Per la vitalità ritrovata, per lo spirito ritrovato, per aver cominciato nuovamente a ricordare, a correre.

Cosa consiglia dottore a coloro che soffrono di malattie autoimmuni?

Di seguire il Protocollo, consumare vitamina D, integratori di curcumina, zafferano che regola l’umore e olio di lavanda sotto forma di integratori per alzare la soglia del dolore.

Caterina Lenti
Caterina Lenti
Giornalista