Michele: una storia d’amore

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Michele: una storia d’amore

Anche se tutto sembra remare contro la tua salute si può vivere una vita piena e trovare la felicità.

E’ la testimonianza di Michele (nome fittizio) che qui vi proponiamo.

La sua storia di sofferenza inizia già prima della nascita quando sua mamma viene ricoverata e operata per un’occlusione intestinale non sapendo di essere in gravidanza. Lo danno per spacciato, ma riesce a sopravvivere e questo rimane il filo conduttore in tutta la sua vita.

La causa prima dei suoi problemi, una poliposi genetica diagnosticata molto più avanti, si fa sentire molto presto con perdite di equilibrio e primo ricovero in ospedale da solo per mesi quando  era solo un bimbetto di tre anni.

I ricoveri e le operazioni si ripetono negli anni e quando ne aveva 16 un medico gli spiega che sarebbe morto a 50 anni perché i polipi prima o poi si sarebbero trasformati in cancro.

Ma questo ragazzo pieno di polipi, non si è mai arreso perché voleva vivere fino in fondo l’esperienza della vita e dell’amore, voleva vivere a tutti i costi.

Non soddisfatto dalla sola medicina tradizionale per cercare di stare meglio si avvicina a qualsiasi tipo di medicina alternativa trovando un leggero sollievo.

La sua fragilità fisica lo porta verso studi scientifici e la laurea in ingegneria.

Provenendo da una famiglia importante di Milano, abituato ad un mondo dorato, fa carriera e diventa un manager rampante, ma questa vita gli sembra sempre più vuota, finché un giorno compare lei, Sofia, e tutto cambia.

L’amore e la diagnosi di cancro

Un periodo iniziale felice, Sofia lo avvicina al Reiki e se anche con qualche iniziale perplessità questa disciplina lo aiuta ad avere un miglioramento dei suoi sintomi. 

Tutto sembra sotto controllo perfino la malattia finché ad un conoscente di Sofia viene diagnosticato un cancro della prostata ed esorta Michele a fare uno screening per sicurezza.

Ed ecco che il tumore tanto paventato viene diagnosticato, non solo, c’erano già metastasi ossee, ai linfonodi e a tutta l’area prostatica. I medici sentenziano la resezione completa della prostata.

Michele ci racconta che questo è un danno nel danno poiché si va ad intaccare quello che è il totem della virilità di un uomo, ciò che è l’essenza dell’uomo e questo lo debilita completamente.

Ma Sofia è con lui, è l’amore, è parte della sua forza.

Lei che lo ha accettato per quello che era, rinunciando ad avere figli per la malattia genetica, restando accanto ad un uomo che non può più darle amore fisico, sposato ricco e poi non più.

Una relazione di coppia molto più spirituale che fisica, ma felicemente appagante.

Michele ci confessa che pur essendo stato sempre malato e avendo sempre convissuto col dolore ritiene di essere più felice della maggior parte delle persone sane.

Con l’arrivo del cancro Michele e Sofia hanno cambiato drasticamente le loro vite e le hanno dedicate al servizio e all’aiuto delle persone lasciando dietro loro la “carriera ” lavorativa.

Infatti nei periodi in cui si sente meglio aiuta gli altri con la medicina alternativa e questo gli fa pensare di spendere al meglio la sua vita.

Michele è convinto che l’integrazione della medicina tradizionale e di quella alternativa aiutino a vivere più a lungo o a guarire completamente dal cancro.

Questa, dice, è la sua esperienza osservazionale da ingegnere avendo visto tantissimi malati.

L’importanza della socialità del malato …

Michele ci tiene a raccontare di un mondo che le persone sane non possono capire.

Il malato spesso è una persona a perdere, nessuno fa più conto su di lui né lavorativamente, né affettivamente, spesso si è già morti in anticipo, la gente non ti vede più.Non sei contagioso ma è come se lo fossi.

In più si è sempre stanchi e le persone sane non lo capiscono, non capiscono che ciò che per loro è un piccolo sforzo per una persona malata diventa un traguardo da raggiungere in cui spesso deve mettere molta della sua volontà.

… e dell’aspetto psicologico

E qui le persone si dividono in due tipi fondamentali. Il primo è quello che recita la parte del sano per farsi accettare e per non essere il diverso.

Il secondo tipo è quello opposto, quello che posta in continuo foto di lui che sta male e non parla altro che della sua malattia ottenendo il risultato che la gente ad un certo punto non lo più vedere.

Sono quelli che quando li vedi attraversi la strada per non farti subissare dai loro problemi.

In entrambi i casi si vive una solitudine forte e reale e psicologicamente si mette un peso su un peso già oneroso dovuto alla malattia.

Michele conclude la nostra chiacchierata sottolineando come nella nostra società, pur essendo il cancro la prima causa di mortalità, non siamo ancora in grado di gestire in modo equilibrato questa malattia e come spesso si sottovaluti un forte sintomo psicologico che ridimensionato aiuterebbe la guarigione.

Monica Mazzoleni