Lockdown e consumo di alcolici: impennata nei consumi

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Il recente periodo della pandemia ci ha messo a confronto con una minaccia fino ad ora ignota e che ha determinato cambiamenti dei comportamenti, delle abitudini e soprattutto dei rapporti personali.

La pandemia di Covid-19 non sembrerebbe durare per un breve periodo, ma sarà, altresì destinata a rimanere a lungo modificando le nostre abitudini di vita, di lavoro e soprattutto di relazione.

Il lockdown ha creato nuovi scenari epidemiologici;  il distanziamento sociale ha accentuato per molti la solitudine, la depressione, l’ansia e la preoccupazione per un futuro incerto.

L’emergenza ha creato un  nuovo modo di approvvigionamento e consumo dell’alcool che è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di un cancro. Inizialmente si è assistito all’ approvvigionamento di grosse quantità dalla grande distribuzione. Mentre in un secondo momento si è riscontrato un notevole incremento delle vendite online e delle consegne a domicilio che non garantiscono il rispetto delle normative, che dovrebbero evitare di rendere disponibili quantità non verificabili di alcolici.

In Italia, al contrario di altri Paesi, non è stata vietata la vendita online nel periodo di lockdown.

Si è verificato quindi un consumo di alcool dannoso e rischioso, abitudini che hanno potuto avere tempo e ragioni per consolidarsi nel lungo isolamento senza poter ricorrere all’uso dei servizi sanitari quasi interamente impegnati con le attività anti COVID-19.

Il commercio delle bevande alcoliche online è quadruplicato e dall’ultimo rapporto dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) oltre il 40% degli intervistati ha dichiarato di bere di più dall’inizio del lockdown, e chi si è trovato in smart working a casa ha aggiunto il consumo di alcolici a pranzo, inesistente nei luoghi di lavoro, a quelli abituali della sera, raddoppiando l’apporto usuale.

Un aumento del consumo di alcool, sin dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, è stato anche un indicatore degli orientamenti della popolazione, che in molti casi sembra aver abbandonato l’happy-hour nei locali per bere con gli amici durante gli incontri online.

In questo contesto di isolamento forzato molte persone, di tutte le età e di entrambi i generi, hanno incrementato il consumo di alcool con un livello di rischio molto elevato rispetto al periodo precedente alla pandemia. 

Questa situazione in essere e la mancanza di interventi ostacola le politiche di azione e prevenzione sull’alcool che andrebbero invece implementate, tra cui le azioni sul marketing, sulla disponibilità delle bevande alcoliche, sul contrasto all’intossicazione e adeguata risposta di salute pubblica e di servizi.

Roberto Ceriani
Roberto Ceriani
Medico Specialista in malattie del fegato e del ricambio. Responsabile Sezione del Day Hospital epatologico ed Epatologia Interventistica. Ospedale Humanitas di Milano