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La storia di Mariarosaria: una ragazza con un tumore al seno al terzo stadio

Tumore al seno: la sopravvivenza si è allungata

Questa è la storia di Mariarosaria A., una ragazza pugliese che ha “conosciuto” il tumore giovanissima. L’abbiamo intervistata perché, a cuore aperto, ha deciso di parlare per la prima volta ad una testata giornalistica, della sua esperienza e di come le abbia stravolto la vita.

Mariarosaria, come hai scoperto di avere un tumore?

Tutto è iniziato a settembre 2012. Non avevo ancora compiuto 29 anni ma ho notato un arrossamento  sul seno destro. Al tatto ho sentito una pallina e, preoccupata, ho deciso di rivolgermi al mio medico di base che mi ha prescritto un’ecografia mammaria, dalla quale sono risultati alcuni linfonodi ingrossati.

All’ospedale Santissima Annunziata, a Taranto, mi hanno fatto ripetere ecografia e mammografia, per appurare di cosa si trattasse e a Bari mi hanno fatto l’ago aspirato con esame istologico che ha confermato quel che temevo: si trattava di un tumore al seno, di 7 cm, al terzo stadio, infiltrante”

Quando sei stata operata?

A dicembre 2012, a Bari, in una clinica convenzionata dell’epoca, La Madonnina. Ad operarmi il bravissimo dottor Schittulli, che vorrei ringraziare con tutta me stessa. Mi ha effettuato una quadrantectomia inferiore destra in anestesia generale e l’intervento è durato all’incirca 3 quarti d’ora.”

Come è stato il post-intervento?

Relativamente tranquillo. Mi hanno tolto punti e drenaggio dopo 6 giorni e mi sono stati somministrati in vena antidolorifici. Ho preso l’antibiotico per 5 giorni”.

Cosa è successo dopo?

Dopo il ritiro del referto dal chirurgo, ho contattato l’oncologa dell’ospedale Nord per la pianificazione delle sedute di chemioterapia. Sono stata ricoverata in ospedale una settimana. Oltre agli esami di routine, per fortuna una notizia positiva: la tac, per evidenziare la presenza di eventuali metastasi, ha dato esito negativo, seppur segnalando la presenza di linfonodi ingrossati. Dopo la tac ho potuto iniziare la chemio con port. In tutto 6 cicli di chemioterapia ogni 21 giorni, dall’ 11 febbraio al 3 giugno 2013. In seguito mi hanno asportato i linfonodi ascellari, la cui analisi ha dato risultati negativi”.

Hai fatto anche la radioterapia?

Si, a settembre 2013, dopo l’ennesima tac negativa, fino ai primi di novembre 2013. 30 sedute di radioterapia. Da lì in poi, esami di routine ogni 6 mesi, e 5 anni e mezzo di terapia ormonale, con compressa di Damoxifene, poi Semara, e puntura di Decapeptyl per bloccare il ciclo (menopausa indotta). Ho effettuato il test genetico BRCA da cui sono risultata BRCA1 positiva, il cosiddetto “gene Jolie”. In pratica, ho un’elevata predisposizione alla recidiva del tumore ad entrambi i seni e alle ovaie. Anche mio fratello ha la stessa modificazione genetica”.

Cosa è avvenuto dopo il test genetico?

D’accordo col chirurgo che mi ha operata ed il mio ginecologo, si è deciso di procedere a chirurgia preventiva, consistente nella mastectomia con protesi ad entrambi i seni e asportazione di ovaie e tube”.

Mariarosaria, come hai reagito alla scoperta del tumore?

E’ stata una doccia fredda. Ero giovane ma, sono sincera, i medici mi hanno rassicurato e, con i denti e con le unghie, ho affrontato la situazione.

Quali effetti collaterali ti hanno più segnata?

Beh, la perdita di capelli e peli con la chemioterapia, l’aumento di peso per via della menopausa indotta e l’ipotiroidismo. Ho notato anche dei forti sbalzi umorali, specie in corrispondenza del ciclo che avrei dovuto avere ma che mi era stato bloccato dalla pillola”.

Chi ti ha supportata in tutto questo tempo?

Devo moltissimo ai medici, specie agli psico-oncologi presenti in reparto. E poi, nel mio caso, è stato fondamentale uscire e continuare a lavorare”.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Non sapevo di avere una forza nascosta! Ah, ecco: ho capito che bisogna prendere le cose giorno per giorno senza far progetti a lungo termine!”

Cosa ti senti di dire a chi si trova a vivere una situazione simile alla tua?

Di non abbattersi, di farsi supportare, anche psicologicamente, perché parlare è fondamentale. Aiuta a sentirsi più leggeri!”

Come stai vivendo la seconda ondata di Covid?

Guarda, mi sembra tutto surreale. Ho paura, non te lo nascondo, ma rispettare le misure anti-contagio è fondamentale”.

Giornalista

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