Cancro alla prostata: quando è utile la chirurgia?

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Cancro alla prostata: quando è utile la chirurgia?

Come intervenire a seguito di una diagnosi precoce di cancro alla prostata? La prima reazione dei pazienti, in genere, è quella di intervenire e rimuovere il tumore prima che cresca e possa diventare più aggressivo.

La rimozione chirurgica tuttavia non è esente da complicazioni gravi come infezioni, incontinenza urinaria e disfunzione erettile.

L’alternativa spesso proposta è quindi la sorveglianza attiva, ossia non fare nulla (se non magari cambiare dieta e gli stili di vita) e monitorare costantemente l’evoluzione del tumore.

Diagnosi precoce di cancro alla prostata: cosa fare?

Non di rado i pazienti si recano da due o più specialisti per poter avere più pareri e spesso sono pareri diversi: c’è chi dice che bisogna intervenire subito ed operare, chi invece propone la radioterapia e chi invece la sorveglianza attiva. Come fare a scegliere? A chi affidarsi?

Un aiuto arriva ora da uno dei più grandi studi clinico sul tumore alla prostata mai realizzati e terminato proprio da poco. Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca nazionale tra cui la Scuola di Medicina dell’Università di Washington a St. Louis è durato 20 anni e finalmente è stato pubblicato sulla prestigiosissima The New England Journal of Medicine.

La chirurgia non ha dato benefici maggiori della sorveglianza attiva

I risultati sono stati chiari, nei pazienti a cui è stato diagnosticato precocemente un cancro la chirurgia non ha prolungato la vita e spesso ha causato complicazioni gravi come infezioni, incontinenza urinaria e disfunzione erettile.

“I risultati contribuiranno notevolmente a migliorare la cura del cancro alla prostata – ha affermato il coautore Gerald L. Andriole, MD, direttore della Divisione di chirurgia urologica dell’Università di Washington – circa il 70% dei pazienti con nuova diagnosi di casi di cancro alla prostata sono nelle fasi iniziali, il che significa che il tumore è confinato alla ghiandola prostatica e si tratta di tumori non aggressivi, pertanto questi pazienti hanno una prognosi eccellente senza intervento chirurgico. Il trattamento aggressivo di solito non è necessario. Speriamo che i risultati allontanino i medici dal raccomandare interventi chirurgici o radiazioni ai loro pazienti con tumore prostatico in fase iniziale non aggressivo. “

Evitare le operazioni inutili, ma intervenire in a chi è a rischio intermedio

Lo studio, noto come Prostate Cancer Intervention Versus Observation Trial, o PIVOT, è uno dei più grandi e più lunghi pazienti oncologici coinvolgenti. Ha avuto inizio nel 1994 proprio quando il test del sangue sul PSA divenne di routine.

“Sarebbe un disservizio liquidare l’intervento chirurgico come un’opzione praticabile per i pazienti con carcinoma prostatico a rischio intermedio – ha spiegato Andriole, professore di Chirurgia Urologica presso la Facoltà di Medicina di Robert K. Royce – per questi pazienti, e per chi presenta un cancro alla prostata ad alto rischio, la chirurgia è spesso benefica, come lo sono altri trattamenti quali le radiazioni”.

Va inoltre segnalato che la tecnologia è notevolmente evoluta da quando si è iniziato lo studio, consentendo ai medici di classificare in modo più preciso i tumori ed identificare con precisione i pazienti con cancro non aggressivo, mediamente aggressivo od aggressivo.

“I benefici della chirurgia devono anche essere bilanciati con le conseguenze negative a lungo termine della chirurgia che si verificano presto e spesso – ha ricordato Timothy Wilt, ricercatore presso il Center for Chronic Disease Outcomes Research di Minneapolis – raccomandiamo fiduciosamente la vigilanza attiva come opzione di trattamento preferita per gli uomini con carcinoma della prostata precoce “.

Fonte:

http://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa1615869