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Amianto e tumori delle vie biliari: ecco il legame

amianto

Abbiamo intervistato il Prof. Giovanni Brandi, medico oncologo all’Università di Bologna e al IRCCS Policlinico S. Orsola. Si occupa soprattutto di pazienti con tumori delle vie biliari, del pancreas e dell’apparato gastrointestinale. E’ il  fondatore del GICO ( Gruppo Italiano Colangiocarcinomi)  e cofondatore di APIC ( Associazione Pazienti Italiani Colangiocarcinoma).

Professore come mai c’è una crescita costante del colangiocarcinoma intraepatico (tumore delle vie biliari) del 4% all’anno da oltre 20 anni a questa parte?

Questo accade perché in questo periodo si sta manifestando l’azione  di fattori di rischio, forzatamente di natura ambientale, che hanno un maggiore impatto sullo sviluppo di questo tumore. Ad oggi numerosi fattori di rischio legati alla genesi del colangiocarcinoma intraepatico sono stati accertati e universalmente riconosciuti dalla classe medica.  Tuttavia il fatto che oltre la metà dei pazienti non presenti nessuno di questi, unito alla costante crescita di incidenza lascia per forza pensare ad uno  (o più ) fattori non ancora individuati.

Quale può essere allora il fattore nascosto scatenante?

Vi sono molti dati che lasciano pensare che questo elemento sia l’esposizione alle fibre di amianto.

L’amianto è un fattore di rischio ben definito  per alcune neoplasie come il mesotelioma, alcuni tumori del polmone, dell’ovaio e della laringe.

Fino ad oggi non si avevano evidenze solide dell’esistenza di una correlazione tra l’esposizione all’amianto e i tumori dell’apparato gastrointestinale ed in particolare del fegato. Ora stiamo raggiungendo evidenze forti che l’amianto abbia un ruolo nella genesi dei tumori delle vie biliari e in particolar modo dei colangiocarcinomi intraepatici.

Abbiamo pubblicato uno studio retrospettivo che ha messo in luce come la possibilità di contrarre un colangiocarcinoma sia 5 volte maggiore per le persone che siano state esposte all’amianto. Inoltre sta per essere pubblicato, sempre dal nostro team, uno studio prospettico dove il rischio è aumentato addirittura di 7 volte.

Un altro gruppo di ricercatori indipendente ha rilevato la presenza di fibre di amianto nel fegato e nelle vie biliari di questi pazienti dando un’ulteriore validazione a questa ipotesi.

Ma come si può venire in contatto con le fibre di amianto?

Le fibre possono essere sia respirate che  veicolate lungo l’apparato gastrointestinale che  poi fa da trampolino per entrare nel resto dell’organismo.

Esiste anche una differenza nel profilo genomico di questi pazienti?

Si, e non solo. Oltre ad esservi una chiara differenza genomica tra pazienti con colangiocarcinoma intraepatico o extraepatico, vi è una differenza all’interno del gruppo con colangiocarcinoma Intraepatico a seconda del fattore rischio prevalente.

Infatti abbiamo riscontrato una diversa prevalenza di precise mutazioni genetiche nei pazienti con colangiocarcinoma intraepatico aventi come unico fattore di rischio la pregressa esposizione all’amianto, rispetto a coloro che hanno sviluppato questa malattia senza amianto come fattore di rischio

Farmacista formulatore
Farmacista formulatore, giornalista

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