Il “Piacere” potrebbe stimolare il cervello a rallentare il cancro?

Il “Piacere” potrebbe stimolare il cervello a rallentare il cancro?
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Le sensazioni di piacere, come quelle di gustarsi una buona fetta di torta o essere abbracciati da una persona cara, scatenano nel nostro cervello un’ondata di sostanze chimiche che  comunicano al corpo che quella esperienza è piacevole e “gli chiedono” di rifarla di nuovo. Inoltre queste ondate molecolari stimolano il sistema immunitario che così si rafforza. Questo viene chiamato dagli scienziati “sistema di ricompensa”.

Forse non èun caso che quando siamo innamorati sembriamo quasi immuni ad ogni influenza!

Una recente ricerca pubblicata Nature Communications indica che questa sensazione può essere indotta sui topi usando strumenti di laboratorio e lascia pensare che forse un giorno potrebbe essere replicato anche sull’uomo.  La ricerca ha dimostrato come questi segnali riescano ad attivare un sottogruppo di cellule del midollo osseo che sono in grado di rallentare la crescita dei tumori. I risultati devono ancora essere confermati negli esseri umani ma questi primi risultati confermano che il meccanismo fisiologico che trasmette le emozioni positive possa essere coinvolto anche nei meccanismi utili a rallentare la progressione del cancro.

 

Mente e cancro: una correlazione già ampiamente confermata

“Ci sono moltissime ricerche che hanno misurano l’impatto sulla salute di stress e sentimenti negativi – spiega Erica Sloan, biologa presso la Monash University di Melbourne, in Australia ed esperta di neuro immunologia – ma la possibilità di attivare il sistema immunitario in risposta a sensazioni positive è qualcosa di quello davvero eccitante”.  

L’idea che il cervello dialoghi con il sistema immunitario non è per niente nuova. Uno degli esempi più convincenti è l’effetto placebo. Per anni gli scienziati hanno cercato di svelare la biologia dietro questo misterioso fenomeno e già da diversi anni si è capito come il circuito di ricompensa attivato da cibo, sesso e interazioni sociali sia attivato anche nelle persone che rispondono ai placebo. Tra i massimi esperti di placebo c’è l’italiano Fabrizio Benedetti (leggi una sua recente intervista: https://saluteuropa.org/segnali-dal-futuro/alla-scoperta-dell-effetto-placebo-intervista-esclusiva-al-prof-benedetti/)

Sulla base di questi dati un gruppo di ricercatori israeliani ha trasformato la questione mente-corpo in un modello fisiologico più facile da misurare. La domanda a cui volevano rispondere era: l’attivazione del circuito della ricompensa avrebbe avuto qualche effetto sul sistema immunitario?

 

Un lavoro sperimentale molto raffinato

Il gruppo di ricerca, coordianto da Asya Rolls del Technion-Israel Institute of Technology, era già riuscito in precedenti lavori a stimolare il cervello dei topi con una biotecnologia chiamata DREADD (acronimo di designer receptors exclusively activated by designer drugs). Si tratta di un sistema in grado di inserire un interruttore molecolare su diversi tipi cellule, in questo caso erano stati scelti neuroni del circuito di ricompensa. Dopo aver attivato il sistema di ricompensa di un topo, i ricercatori sono andati ad analizzare le cellule immunitarie nella milza. Si è così scoperto che veniva attivato un particolare gruppo di globuli bianchi chiamati monociti. La cosa interessante è stata osservare come i monociti presenti nei topi, attivati tramite stimolazione del cervello, fossero molti più efficaci nell’uccidere i batteri rispetto ai monociti degli animali non trattati.

Questi studi hanno stimolato il prof. Fahed Hakim, che dirige l’EMMS Nazareth Hospital e lavora come pneumologo pediatrico e specialista del sonno presso il Rambam Health Care Campus di Haifa, ad indagare su meccanismi del cancro, dove il sistema immunitario è particolarmente in difficoltà.

Hakim non era  nuovo alle ricerche sulla correlazione tra sistema nervoso e cancro. Nel 2014 aveva pubblicato un lavoro nel quale si era dimostrato come il sonno frammentato facesse crescere i tumori più velocemente, il lavoro era stato effettuato su topi. Se quindi un sonno cattivo può innescare l’attività cerebrale che promuove la crescita del tumore è ragionevole pensare che l’attivazione della via della ricompensa potrebbe produrre l’effetto opposto.

 

Nei topi stimolati col circuito del piacere i tumori crescevano la metà che negli altri

I risultati di questo nuovo studio israeliano sono stati sorprendenti: i tumori erano dal 40 al 50% più piccoli nei topi che venivano sottoposti a due settimane di stimolazione giornaliera del circuito di ricompensa rispetto ai topi che non venivano stimolati.  È come “fare l’immunoterapia senza farmaci – spiega Hakim.

Poiché in natura il circuito della ricompensa è pensato per essere attivato dal pensiero positivo come nell’effetto placebo, questo nuovo studio offre la descrizione di un potenziale meccanismo biochimico a sostegno dell’importanza di come un buon supporto socio-psicologico e una prospettiva positiva sulla vita futura possano avere un effetto positivo sulla sopravvivenza del cancro.

 

Le prospettive per il futuro non prevedono di abbandonare i farmaci

La prof.ssa Rolls avverte comunque che queste nuove scoperte sui topi non suggeriscono affatto che i malati di cancro debbano smettere di assumere farmaci e fare affidamento solo sul pensiero positivo. Offrono semplicemente la descrizione di un possibile meccanismo biologico che spieghi i presunti benefici di un pensiero positivo ed una vita emotivamente sana. 

I prossimi passi della ricerca saranno incentrati sulla trasposizione di questi risultati negli esseri umani. Il laboratorio della Rolls sta già collaborando con un gruppo dell’Università di Tel Aviv per verificare se è possibile attivare effetti immunitari stimolando direttamente il circuito di ricompensa nelle persone.

Sicuramente anche questo è un nuovo fronte di ricerca molto promettente che si potrà affiancare, integrandosi, con quelli già esistenti.

 

Fonte:
https://www.scientificamerican.com/article/could-brain-stimulation-slow-cancer/
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