Alte dosi di vitamina C per migliorare il trattamento del cancro

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Alte dosi di vitamina C per migliorare il trattamento del cancro

Alte dosi di vitamina C, fino a mille volte in più rispetto alla dose giornaliera raccomandata, possono essere efficaci per potenziare l’effetto delle terapie antitumorali standard e aumentare la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore al cervello e al polmone.

Questo è ciò che è emerso da uno studio clinico, condotto da Bryan Allen e Douglas Spitz della University of Iowa e pubblicato sulla rivista Cancer Cell. I ricercatori mostrano anche che, a differenza delle cellule sane, quelle tumorali sono vulnerabili ad alte dosi di vitamina C.

 

La ricerca

Finora è stata testata la sicurezza di somministrare per iniezione alte dose di vitamina C in 11 pazienti prima delle terapie standard contro il cancro (cioè la chemio e la radioterapia): il campione ha ricevuto tre infusioni di vitamina C a settimana per 2 mesi seguiti da due infusioni a settimana per 7 mesi.

L’obiettivo di ogni infusione era aumentare la concentrazione di vitamina C nel sangue di un paziente a 20.000 μM, rispetto ad un livello di sangue di circa 70 μM trovato nella maggior parte degli adulti.

La dose elevata è necessaria perché la vitamina C ha un tempo di dimezzamento di circa due ore nella circolazione degli esseri umani.

Il trattamento è stato generalmente ben tollerato, infatti gli effetti collaterali sono stati lievi (necessità di andare spesso in bagno e secchezza della bocca). Sono in rari casi alcuni pazienti hanno sviluppato un’alta pressione sanguigna, che comunque si è abbassata rapidamente dopo l’infusione.

 

Perché questo approccio è sicuro?

La vitamina C, anche a livelli elevati, non è tossica per le cellule normali. Il gruppo di ricerca dell’Iowa ha inoltre rilevato che livelli di anormalità elevati di molecole di ferro attivo redox (un sottoprodotto di un metabolismo mitocondriale anomalo) reagiscono con la vitamina C per formare perossido di idrogeno e radicali liberi derivanti da perossido di idrogeno. Si ritiene che questi radicali liberi causino danni del DNA solo nelle cellule tumorali, portando ad una morte di esse, nonché alla sensibilizzazione, alla radiazione e alla chemioterapia nelle cellule tumorali.

“Conoscere i dettagli dei meccanismi potenziali e la scienza di base dei composti attivi redox nel cancro contro le normali cellule possono essere sfruttati clinicamente in terapia con tumori”, afferma Douglas Spitz, autore dello studio che si è concentrato sugli studi biochimici. “Abbiamo verificato in modo convincente che aumentati ioni di metallo attivo redox nelle cellule tumorali erano responsabili di questa differenziale sensibilità del cancro rispetto alle normali cellule a dosi molto elevate di vitamina C.”

 

Nel futuro

Lo studio di sicurezza è risultato efficace, in via preliminare, nel migliorare l’azione delle cure anticancro e quindi aumentare la morte delle cellule tumorali.

Infatti i dati di prova di fase I, mostrano un aumento della sopravvivenza complessiva di 4-6 mesi in 11 pazienti di glioblastoma multiforme (18-22 mesi) rispetto alla sopravvivenza di 14-16 mesi tipicamente vista con il trattamento standard.

Lo studio pone dunque la base per le sperimentazioni cliniche di fase II per verificare se la vitamina C ad alta dose sia efficace nell’aumentare la durata e la qualità della vita per i pazienti sottoposti a radiazioni e chemioterapia. I ricercatori stanno attualmente iscrivendo pazienti con tumore al polmone allo stadio 4 e inizieranno presto a iscriversi anche persone con glioblastoma multiforme (cancro al cervello) in questi trial di fase II. Si spera che i rischi del cancro al cervello per la radiazione e la chemioterapia possono essere migliorati.

“La maggior parte dei pazienti affetti da tumore a cui lavoriamo sono entusiasti di partecipare a studi clinici che potrebbero beneficiare dei futuri risultati del paziente su tutta la linea”, afferma Bryan Allen, che ha guidato la parte clinica dello studio. “I risultati sembrano promettenti, ma non sapremo se questo approccio migliorerà veramente la risposta alla terapia finché non completeremo queste prove di fase II“.

 

Fonti:

Schoenfeld J. et all., O 2 ⋅− and H 2 O 2 -Mediated Disruption of Fe Metabolism Causes the Differential Susceptibility of NSCLC and GBM Cancer Cells to Pharmacological Ascorbate. Cancer Cell, 2017.