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In prima linea

Per sconfiggere il tumore non basta solo “uccidere” le cellule tumorali

Da qualche anno sempre più medici arricchiscono la medicina tradizionale con quella integrata soprattutto in campo oncologico, riscontrando grandi benefici per il paziente.

Ne abbiamo parlato con il Dott. Ciaurelli direttore scientifico dei centri Vita365.

Dott. Ciaurelli lei lavora in un centro che si chiama Vita365. Come prendete in carico i nuovi pazienti?

All’interno di Vita365 c’è un’equipe che si chiama Equipe BiavaVita365 che si occupa di un approccio integrato con riprogrammazione cellulare senza trapianto di cellule staminali e intervento clinico nutrizionale integrato.

Il paziente entra in contatto con il dottore che fa parte dell’equipe dalla quale dipende e con cui si confronta costantemente.

Durante la prima visita il dottore acquisisce tutti i dati del paziente, dalle analisi strumentali a quelle ematochimiche e ai parametri corporei. Dopodiché, nella stessa visita, vengono utilizzate delle tecnologie che ci permettono di capire dov’è l‘infiammazione, quanta ce n’è e quale sia la causa biologica o psicologica che l’ha innescata.

In questo modo si ha un quadro a 360 gradi.

Il dottore, prima dei tre giorni successivi alla visita, si confronta con l’equipe per impostare un protocollo clinico nutrizionale adatto per il paziente.

C’è un continuo aggiornamento nei protocolli che l’equipe utilizza, ogni tre mesi, in base alle nuove scoperte in campo scientifico.

Da chi è formata questa equipe?

E’ formata da medici, biologi molecolari e biologi nutrizionisti che seguono un percorso di ulteriore formazione, all’interno della struttura, focalizzandosi sull’approccio biofisico ed epigenetico.

L’equipe è supervisionata sempre dal prof. Biava.

Il paziente riceve il proprio protocollo entro pochissimi giorni dalla visita?

Dopo la prima visita il paziente riceverà un protocollo clinico nutrizionale ed un messaggio di spiegazione dal dottore per essere sempre informato e capire.

Il dottore rimane a disposizione tutti i giorni.

Dalla visita si fa un controllo entro 60 giorni e in base alla patologia che viene diagnosticata si fa un percorso di 3 o 4 incontri che servono a lavorare sulla diagnosi che è stata fatta ma anche per disinnescare i fenomeni infiammatori e far si che tutto il “sistema corpo” sia in equilibrio e ci rimanga.

Poi al paziente riassumiamo tutto il percorso fatto e i follow-up diventano semestrali o annuali per verificare che stia andando tutto nel modo corretto.

La strategia clinica dell’Equipe BiavaVita365 agisce quindi su più fronti?

Si, stabiliamo una strategia clinica di intervento che si compone di un protocollo di riprogrammazione specifico per la diagnosi o per la prevenzione e un protocollo clinico nutrizionale altrettanto specifico per la diagnosi o per la prevenzione ma che viene costruito nel tempo.

Infatti il primo obiettivo è quello del contenimento della patologia o comunque dell’affiancamento e poi quello della prevenzione ossia dell’innescare quei processi che favoriscono il normale equilibrio del corpo.

Dott. Ciaurelli quando parliamo di prevenzione cosa ha un ruolo fondamentale?

Ha un ruolo centrale il ripristino del microbiota che è estremamente importante in quanto l’intestino si compone di popolazioni batteriche che hanno funzioni straordinarie. Ci sono batteri che regolano il pH vaginale, batteri che regolano gli estrogeni nel corpo, altri che regolano le sostanze che stimolano il sistema nervoso centrale o addirittura l’efficacia dell’immunoterapia.

Nell’intervento preventivo si toccano anche altri punti del metabolismo ma il più importante è il microbiota.

Per questo si fa un percorso di 3 massimo 4 incontri proprio per dare al paziente un affiancamento ed una conoscenza approfondita di tutto quello che c’è da fare. In seguito si faranno dei follow up per verificare che il paziente continui in maniera indipendente ma corretta.

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Il paziente oncologico viene da voi ma è già seguito da un oncologo. Cosa succede in questo caso?

Normalmente ci si interfaccia e si mette al corrente il medico curante anche con pubblicazioni scientifiche e dati. Quando invece i contatti del paziente con l’oncologo non sono costanti o si è entrati in un periodo di controlli a medio termine con la struttura si interviene direttamente sulla condizione del paziente perché i fattori di differenziazione non hanno mostrato nessun effetto collaterale e anzi gli ultimi studi hanno evidenziato un potenziamento della chemioterapia. Inoltre il protocollo clinico nutrizionale integrato che si unisce alla terapia ha l’effetto di supportare la chemioterapia o la radioterapia. Insomma ha l’effetto di ottimizzare quello che è un processo antiproliferativo.

Il paziente in caso di dubbi può contattarvi ogni giorno?

Si, certamente. La disponibilità di noi medici in questi contesti clinici è determinante. Molte volte i pazienti hanno bisogno non solo di essere ascoltati, ma di qualcuno che gli offra spiegazioni e li faccia sentire costantemente seguiti, altrimenti rimane solo una semplice prescrizione e se ne riduce anche l’effetto.

Inoltre i medici dell’equipe vengono continuamente formati sulle novità delle ricerche scientifiche e i protocolli che l’equipe utilizza.

Torniamo a parlare di terapie: le attuali cure oncologiche mirano a distruggere le cellule tumorali e purtroppo non sono ancora riuscite, in alcuni casi, a portare i risultati sperati.

Dott. Ciaurelli quale dovrebbe essere il primo bersaglio?

Il momento scientifico è “caldo” e grazie alle scoperte del prof Biava , ma anche grazie alle scoperte della seconda decade del 2000 si è iniziato ad intuire che tutte le patologie complesse abbiano una serie di concause comuni tra le quali la più importante e significativa è l’infiammazione cronica di basso grado.

Che cos’è l’infiammazione cronica di basso grado?

E’ una risposta immunitaria blanda, costante che si attiva nel nostro sistema come risposta a stimoli esterni che possono essere di carattere biologico o addirittura emozionale.

Le fibre dello stress sono legate ai mastociti, quindi alle cellule del sistema immunitario e quando si è sottoposti a stress improvviso si è vista una risposta immunitaria acuta, dopo pochi secondi, con un aumento di TNF alpha, una molecola predisposta alla risposta immunitaria all’infiammazione acuta.

Sostanzialmente quando c’è un fenomeno infiammatorio avvengono due grandi eventi: uno di carattere metabolico e uno di carattere cellulare.

A livello metabolico il sistema immunitario produce delle molecole chiamate citochine infiammatorie che modulano la memoria, l’umore, l’appetito, il sonno e l’evacuazione.

Questi meccanismi molecolari sono stati caratterizzati molto dettagliatamente, li abbiamo studiati e abbiamo capito la sequenza con cui si sviluppa questo meccanismo.

Dal punto di vista cellulare, il sistema immunitario attraverso un meccanismo di attivazione riduce la disponibilità di ossigeno della cellula e questo attiva una cascata che si lega attorno ad un fattore che si chiama hypoxia inducible factor 1 alpha o HIF1alpha, che regola tutta la cascata infiammatoria e di deregolazione cellulare.

Cosa vuol dire?

Significa che all’inizio la cellula si adatta a quell’ambiente, risponde, si raggiunge una soglia critica chiamata “crisi iniziale” dopo la quale c’è un evento di degenerazione e compare la malattia.

Quindi da questo punto di vista c’è un periodo in cui il paziente inizia a percepire uno scadimento della performance cognitiva e biologica con dolori articolari e variazione dell’umore e solo dopo mesi o anni si va incontro ad una vera e propria malattia.

Anche il tumore e la neoplasia vengono caratterizzati da questo tipo di evoluzione e le ultime scoperte fatte in particolare dal prof Biava ci hanno dato una possibilità in più di intervento integrato su questo problema.

Il concetto è vedere la patologia complessa come un evento logico che il sistema mette in atto per adattarsi. Qui nascono due grandi riflessioni.

La prima è evitare che si creino quelle condizioni, quindi lavorare alla base. Per questo si parla di stile di vita, di nutrizione, di nutraceutica, di respirazione e meditazione. Tant’è che ad esempio nel qi gong abbiamo visto dei dati significativi di miglioramento sul carcinoma polmonare.

Poi si pone la questione di come intervenire su quella deprogrammazione. La terapia di riprogrammazione cellulare senza trapianto di cellule staminali studiata dal prof. Biava offre una prospettiva molto importante in integrazione a quelle che sono le attuali terapie.

Quale tipo di integrazione avete studiato che possa aiutare il paziente oncologico durante le cure tradizionali ?

Il paziente viene seguito su più livelli. Prima di tutto con un approccio umano, di spiegazione della terapia e di risposte ai dubbi. Questo avviene durante tutto il percorso curativo perché il rapporto umano, anche negli studi di biofisica che abbiamo condotto, ha dimostrato avere un effetto importante all’interno di un contesto terapeutico. La cassazione lo ha definito un vero e proprio tempo di cura.

Al di là di quello, nel dettaglio molecolare dell’intervento si gestisce la patologia a monte con i fattori di riprogrammazione aiutando le cellule che hanno perso il normale equilibrio a recuperarlo utilizzando le informazioni che producono le cellule staminali durante l’embriogenesi. A valle invece innescando una serie di interventi metabolici quindi nutrizionali e nutraceutici integrati che permettono al nostro organismo sia di rispondere meglio alle terapie tradizionali, sia di cercare di evitare che si creino nuovi eventi infiammatori. Quindi lavoriamo in modo che si abbassi il livello di infiammazione complessivo del sistema.

Credit Photo:

https://www.nutrizionemolecolareciaurelli.com/

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