Cancro e flora intestinale: nuove importanti scoperte

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Il Prof Giovanni Brandi medico oncologo, professore di Oncologia all’Università di Bologna ci spiega l’importanza del nostro microbioma e di quanto il suo equilibrio possa influenzare la nostra salute.

Professore cosa rappresenta il microbiota per ognuno di noi?

Siamo come siamo grazie anche al nostro microbiota intestinale.

Si può dire che siamo un olobionte cioè una commistione tra il nostro patrimonio genetico e quello dell’enorme numero di microrganismi simbionti che vivono dentro di noi: appunto il nostro microbioma.

I batteri intestinali rappresentano per l’uomo una ricchezza straordinaria: sono almeno 10 volte più numerosi di tutte le cellule che compongono il nostro corpo e veicolano 3 milioni di geni quando il nostro intero patrimonio genetico è fatto solamente da circa 21.000 geni. Questo significa che il patrimonio genetico del nostro microbioma è 150 volte superiore a quello umano.

Ogni microbiota è unico?

Proprio così,  ed proprio come un’impronta digitale genetica aggiuntiva a quella eucariota che ereditiamo dai nostri genitori.

Quali sono i suoi compiti principali?

Il microbiota entra profondamente sia nella fisiologia che nella patologia del suo ospite.

Contribuisce infatti a modellare il suo sistema immunitario,  controlla la tolleranza agli antigeni alimentari, influisce sulla mobilità intestinale, sulla proliferazione delle mucose, ma la sua influenza si estende a tutto l’organismo comprendendo addirittura alcune funzioni del sistema nervoso centrale. Ad esempio ci sono anche studi che hanno messo in correlazione il microbiota con l’autismo.

Perchè si può alterarne l’equilibrio e quali sono le conseguenze?

L’alterazione  prende il nome di  disbiosi e può svilupparsi per diverse cause tra cui un’alimentazione scorretta, la somministrazione di antibiotici o di chemioterapici per i pazienti oncologici.  A volte può essere corretta e altre no.

Quando non si riesce a ripristinare l’equilibrio del microbiota può succedere che abbiano il sopravvento alcuni microrganismi  meno favorevoli all’ospite invece che altri. Ad esempio lo squilibrio potrebbe portare al predominio di certi batteri che favoriscono lo sviluppo di alcune neoplasie.

Quali tipi di cancro possono essere favoriti dallo squilibrio del nostro microbiota?

E’ un campo in cui le ricerche sono da qualche anno in grande sviluppo.

Esistono ad esempio ormai diverse evidenze della correlazione tra alcuni batteri del microbiota del cavo orale, come ad esempio il Fusobacterium nucleatum, e la formazione di neoplasie del tratto gastrointestinale in particolare del colon.

Più recentemente diversi studi hanno messo in evidenza come anche il pancreas sia un organo in cui il microbiota gioca un ruolo bivalente molto importante.

Vi sono batteri come il Porphyromonas gingivalis ( associato spesso a periodontiti) che favoriscono l’insorgenza della neoplasia del pancreas. Chi risulta essere portatore di questo batterio ha la possibilità di sviluppare il carcinoma del pancreas fino a 2,5 volte maggiore rispetto alle altre persone.          

D’altro canto uno studio pionieristico svolto all’università di Houston ha dimostrato che la presenza di almeno tre diversi batteri tra cui : Pseudoxantomonas, Saccharopolyspora  e Streptomyces, riscontrati all’interno di tumori del pancreas  in pazienti lungo sopravviventi ( fino a 10 anni), si correlino con  una positiva risposta immunitaria  ed aumentata sopravvivenza.

Questo è importantissimo perchè ha suggerito una correlazione tra prognosi e presenza di alcuni batteri  specifici all’interno della neoplasia.

Anche lei e il suo team state studiando l’utilizzo di questi batteri in pazienti affetti da cancro al pancreas?

Si, stiamo pianificando uno studio insieme a colleghi dell’Università di Verona per ampliare questa esperienza: ciò richiederà di recuperare ceppi batterici benefici e testarli in modelli sperimentali. Il secondo step sarà di creare dei probiotici di next-generation ed infine pensare di utilizzarli direttamente nella neoplasia nell’ottica di coadiuvare i trattamenti già presenti ed aumentare la sopravvivenza dei pazienti con tumore avanzato del pancreas.

E’ una ricerca che richiederà ancora del tempo, ma il percorso è chiaro.

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni
Farmacista formulatore, giornalista