Cancro: chi si prende cura dei sopravvissuti?

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Cancro: chi si prende cura dei sopravvissuti?

Le pratiche di assistenza primaria potrebbero non fornire cure adeguate ai sopravvissuti al cancro.

Ecco ciò che è emerso da un recente studio pubblicato effettuata da Ellen Rubinstein dell’Università del Michigan ad Ann Arbor e pubblicato sul JAMA Internal Medicine

Lo studio comparativo

Lo studio comparativo di 12 pratiche di cure primarie avanzate ha infatti riportato che i sopravvissuti al cancro ricevono cure minime o nulle nelle cure primarie; inoltre i pazienti che avevano avuto una terapia per qualsiasi tipo di cancro sono stati trattati come qualsiasi altro paziente con una malattia cronica. I ricercatori hanno anche rilevato che almeno una parte del problema è relativo al fatto che gli oncologi raramente forniscono un piano attuabile per guidare le cure in corso ai sopravvissuti.

Le considerazioni

Rubinstein ed il suo team scrivono: “Non esiste una categoria clinica discreta di sopravvivenza al cancro per le cure primarie, [e] anche con una tale categoria, i medici di assistenza primaria raramente ricevono informazioni utili per prendersi cura di questa popolazione di pazienti“.

I risultati suggeriscono inoltre che la cura per la sopravvivenza ai tumori “non si integra facilmente nelle cure primarie avanzate”.

Il lavoro precedente

È stato precedentemente dimostrato che la maggior parte dei malati di cancro entra in una cura di sopravvivenza con poca direzione da parte di oncologi o del servizio sanitario. Concentrandosi su pratiche di cure primarie avanzate, Rubinstein e colleghi hanno studiato 12 pratiche di assistenza primaria in tutti gli Stati Uniti che includevano un gruppo di medici formati sia in famiglia che in medicina interna.

Durante il 2015-2017, un ricercatore ha visitato ciascuna pratica da 10 a 12 giorni lavorativi, effettuando colloqui con medici e amministratori e osservando da 5 a 10 “percorsi dei pazienti” sopravvissuti al cancro, intervistati anche in merito alle loro esperienze nell’assistenza primaria.

I 3 principali ostacoli

Sono stati identificati tre potenziali ostacoli alla fornitura di cure per la sopravvivenza nelle pratiche di assistenza primaria:

  • I medici non distinguevano la categoria dei sopravvissuti al cancro come gruppo distinto. “Alcuni clinici credevano infatti che la loro cura fosse abbastanza completa da soddisfare le esigenze di tutti i pazienti, senza particolare considerazione per i sopravvissuti al cancro”, hanno scritto i ricercatori.
  • La seconda barriera potenziale derivava dal non disporre di adeguate informazioni sul cancro o dall’avere informazioni impossibili da attuare. I registri dei pazienti spesso infatti non erano abbastanza completi da consentire ai professionisti di intraprendere qualsiasi azione necessaria.
  • I ricercatori hanno anche scoperto che i medici di base spesso non hanno familiarità con le terapie antitumorali e non sono sicuri di quali misure prendere per affrontare eventuali preoccupazioni future che i pazienti potrebbero avere in ritardo. Malgrado tutte e 12 le pratiche che prevedono sistemi completi di cartelle cliniche elettroniche infatti, “i medici hanno menzionato l’incapacità di identificare i pazienti con una storia di cancro, che ha portato ad un’ulteriore incapacità di creare un registro e rintracciare i sopravvissuti in quanto potrebbero tracciare altre popolazioni di pazienti”.

I limiti

I limiti dello studio includono le dimensioni ridotte del campione e l’incapacità degli intervistatori di affrontare il gap di conoscenze identificato nelle interviste con i professionisti.

Le considerazioni finali

Ellen Rubinstein  conclude dichiarando che è possibile fare un buon lavoro di gestione del cancro di un paziente, ma è necessario prestare attenzione ad altri problemi sanitari in modo tale da non rischiare di perdere un’opportunità per salvare un paziente.

C’è bisogno di integrare la cura con un medico di base non solo dopo il cancro, ma anche durante la terapia dello stesso per avere una maggiore efficacia.

E la sicurezza alimentare?

Sulla stessa linea è stata trovata una mancanza di informazioni coerenti, corrette e credibili sull’importanza critica della sicurezza alimentare per i pazienti chemioterapici: essenziali se si vuole contribuire a ridurre il peso aggiuntivo di cattiva salute tra i pazienti chemioterapici. Leggi qui per approfondire » Chemioterapia: la sicurezza alimentare deve essere una priorità.

Fonti:

https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/article-abstract/2653909?redirect=true